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È una mattina come tutte le altre, sono davanti allo specchio e quando mi guardo, capisco che quello che vedo non mi piace, il mio riflesso non rispecchia ciò che in realtà vorrei vedere, il coraggio. Mi guardo attentamente negli occhi e vedo solo per un brevissimo momento qualcos’altro, ma poi tutto torna come prima, quel riflesso e solo ciò che non voglio accettare: "Essere diversa". Cerco di cancellare quel pensiero dalla mia testa, ma non ci riesco. Mi sto per girare per andarmene, ma con la coda dell’occhio vedo qualcosa muoversi, mi giro di scatto verso lo specchio ma è tutto normale, ci sono solo io. Mi guardo ancora per qualche secondo poi mi giro di nuovo e sto per uscire dal bagno, quando mi sento afferrare per un braccio, m’irrigidisco e sento il mio cuore battere all'impazzata, so che sono a casa da sola, incomincio a sudare freddo o paura a girarmi. Mi faccio coraggio e mi volto mi guardo il braccio e vedo una mano che mi tiene stretta. Alzo lo sguardo verso lo specchio e vedo ancora una volta il mio riflesso, la mia espressione è di puro terrore, ma poi di botto quella riflessa nello specchio non è più la mia. La mia bocca non si muove, ma quella riflessa sta ridendo e piangendo allo stesso tempo. Cerco di realizzare cosa sta succedendo, mi sento impazzire. All’improvviso la mano che mi sta tenendo, mi lascia andare e la mi riflessa sparisce, resto solo io con gli occhi spalancati e il fiato corto per lo spavento. Esco dal bagno e torno nella mia camera, ho ancora il cuore che batte forte, mi sdraio sul letto e penso che forse sia stata solo una specie di allucinazione che ci sto pensando troppo, sarà che nell'ultimo periodo sono molto stressata, la mente mi stava solo tirando un brutto scherzo, dovevo solo calmarmi e sicuramente sarebbe tornato tutto normale. Ero rimasta sdraiata sul letto a fissare il soffitto per ore, senza accorgermi che ormai era diventato buio, mi alzo prendo il cellulare per guardare l’ora erano le diciannove era già ora di cena, scendo subito dal letto e mi in cammino verso la cucina ancora persa nei miei pensieri e il terrore di entrare in bagno. Mi preparo qualcosa di veloce, dopo quello che era accaduto non avevo molto appetito. Sparecchio la tavola, e lavo i piatti, rimettendo tutto a posto. Volevo farmi un bagno caldo, forse mi avrebbe aiutato a sciogliere un pochino quella tensione che avevo addosso. Una volta arrivata davanti alla porta del bagno le mie gambe, non si muovono sono immobili, sono spaventata a morte, non sapevo se una volta rientrata lì dentro, mi sarebbe successa la stessa cosa, il cuore mi martellava di nuovo nel petto. Con molto coraggio apro la porta, dall’esterno sembra tutto uguale tutto nella norma, faccio un primo passo e poi un altro e mi ritrovo davanti allo specchio. Mi guardo e non c’è nulla di strano, solo io con gli occhi spalancati e un bianco pallido sul viso. Faccio un lungo respiro e mi dirigo verso la vasca, apro l’acqua calda e la riempio mettendo anche un po’ di bagno schiuma alla lavanda che mi aiuta a rilassarmi quando sono nervosa. Mi tolgo lentamente i vestiti e m’immergo nell’acqua e assaporo fino in fondo la sensazione di calore che mi attraversa il corpo e respiro il profumo della lavanda. Mi lascio trasportare da queste sensazioni, cercando di svuotare la mente i rilassare il corpo. Rimango nella vasca a lungo con gli occhi chiusi fino a che l’acqua non diventa fredda, ora sto meglio, mi alzo mi metto l’accappatoio ed esco dalla vasca, Mi avvicino allo specchio. Passo la mano sul vetro appannato, una striscia umida, i bordi che già si rifacevano bianchi. Passo di nuovo la mano. Vedo la mia faccia, ed è stravolta. Sembra che mi hanno tirato due pugni negli occhi non ho un bell’aspetto. Sospiro e prendo i miei vestiti mi vesto mi pettino e riordino il bagno. Sono così presa da quello che sto facendo che non mi accorgo che l’altra me nello specchio e riapparsa e sta allungando il braccio verso di me, e sta dicendo qualcosa che non riesco a sentire, mi viene la pelle d’oca, , mi accovaccio su me stessa e grido tenendomi le mani sulla testa e chiudo gli occhi tenendoli così stretti da farmi male, continuo a ripetermi che nulla è reale. Quando riapro gli occhi, lei non c’è più, mi alzo in fretta e corro fuori dal bagno. Avrei voluto chiamare qualcuno per farmi rassicurare che non fossi pazza, ma non potevo. Mi fiondai sotto le coperte sperando che dormire mi aiutasse, forse una volta passata la notte con un buon riposo la mia vita sarebbe tornata alla normalità. Quando mi sveglio il sole, è già alto nel cielo, mi alzo a fatica, ripenso al giorno prima, e mi vengono ancora i brividi. Prendo un bicchiere d’acqua lo bevo tutto d’un sorso. Mi guardo intorno in cerca del mio telefono, era talmente fuori di me il giorno prima, che non mi ricordo dove l’ho messo. Poi lo vedo è finito per terra sotto il letto, lo prendo e guardo l’ora sono già le 11.30, ho dormito a lungo. Mi siedo sul letto, consapevole che non potevo non entrare più in bagno, la cosa era diventata assurda. Dovevo capire perché nello specchio appariva un’altra me, e che cosa voleva. Mi faccio molto coraggio e vado in bagno, sono scappata fuori che non avevo nemmeno finito di risistemare. Raccolgo le ultime cose, e mi giro titubante verso lo specchio, non sembra esserci nulla per ora. Mi avvicino così tanto che il mio respiro appanna lo specchio e la punta del mio naso sfiora quasi il vetro. Mi allontano lentamente senza distogliere mai lo sguardo, ed eccola di nuovo all’improvviso, ma questa volta sento una voce: “ Torna da noi, ti prego!” faccio un balzo all’indietro dalla sorpresa. Cerco di calmarmi e di trovare la forza di fare uscire le parole dalla mia bocca: Chi sei? Anzi cose sei? Perché continui ad apparire nel mio specchio e sei identica a me? Ho così tante domande da farmi esplodere la testa. Lei mi guarda e non risponde, si limita solo a fare un sorriso malinconico, e lì che mi sento come se mi avessero afferrato per il collo con forza e sento mancare l’aria, incomincio a tremare tutta violentemente. Sto perdendo i sensi, tutto intorno a me, sta diventato sbiadito poi, arriva il buio. Sbarro gli occhi, ancora con la sensazione di mancanza di aria e sento un peso al petto, mi guardo intorno non sono in bagno e tanto meno a casa mia, cerco di realizzare cosa sta succedendo quando sento qualcuno al mio fianco che piange, mi giro e lì c'è mia madre e mio padre, cerco di parlare ma non ci riesco, sollevo con molta fatica la mano e la poggio sul braccio di mia madre, lei alza di scatto la testa, mi guarda incredula per un attimo, poi i suoi occhi si riempiono di lacrime, mi si getta a dosso e mi stringe forte, non riesco a capire cosa sia successo e perché siano così turbati, mio padre mi guarda, sorride e mi dice: “Bentornata tesoro” Poi, lentamente, tutto cominciò a comporsi: il bip costante di un macchinario, l'odore pungente di disinfettante. Ero in ospedale. Mia madre mi stringeva forte con il viso rigato dalle lacrime. Quando si staccò dall'abbraccio, aveva gli occhi gonfi, come chi ha pianto così tanto da non avere più lacrime. “Sei stata in coma per un anno, non ci speravamo più. Pochi minuti fa eravamo quasi sul punto di perderti… e poi, all'improvviso, ti sei svegliata” Ora tutto cominciava ad avere un senso. Lo specchio. La mia immagine riflessa, la voce. La sensazione di non riuscire a respirare, quell'oppressione sul petto che non riuscivo a spiegarmi. Ora ricordavo tutto ero scivolata in bagno, il pavimento era bagnato, e probabilmente avevo battuto la testa. Era stato tutto solo un sogno.